Le parole sono pietre …

Abbiamo ricevuto questa stimolante riflessione inviata da una cittadina di Abano. La pubblichiamo perché le parole sono pietre, tanto più se espresse dalle istituzioni …

A morte la violenza” questo lo slogan che copre buona parte della facciata del municipio aponense.

C’è una mano bianca su sfondo nero che sventola sotto lo slogan. C’è qualcosa di macabro, c’è qualcosa di violento in questo messaggio. Essere contro la violenza, opporsi ad essa, vuol dire prima di tutto non esercitarla, neppure a parole.

“A morte” è un urlo di rabbia e di condanna:  lascia un eco feroce e terribile in chi lo legge.  Lascia intendere (neanche troppo implicitamente) che  chi usa la violenza merita la morte. Così uno slogan che negli intenti vuole denunciare e contrastare la violenza ricorre al più disumano e degradante urlo di vendetta e punizione: “a morte”.

Opporsi alla violenza e denunciarla in tutte le sue forme, fisiche, verbali e psicologiche richiede prima di tutto una seria e responsabile volontà di non ricorrere ad essa. Il rischio più grande è quello di favorirla ed istigarla, questa violenza così insidiosa da riuscire ad insediarsi  anche in una  frase di sole quattro parole che sventolano fiere sulla piazza, urlate a gran voce dalla parete municipale.

Ilaria

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